La Resilienza

 “Ciò che non lo uccide, lo rende più forte.”(F. Nietzsche)

I concetti di resilienza e vulnerabilità nascono dalla constatazione che esiste una considerevole variabilità nella risposta degli individui alle condizioni ambientali avverse; infatti, anche se molte ricerche hanno dimostrato che lo stress nelle prime fasi di vita (abusi, abbandono, esposizione alla violenza tra i genitori, ecc.) influenza le funzioni affettive e cognitive del bambino, ed è associato ad un rischio più alto di andare incontro a disturbi mentali, tuttavia non tutti coloro che sono stati esposti ad abusi o altri traumi nell’infanzia soffrono poi di una psicopatologia.

Nonostante sia vero che certe ferite non si rimargineranno mai completamente, è altrettanto vero che qualunque trauma, se non vissuto passivamente, può rappresentare un’occasione di crescita, come nel caso del cigno che si sviluppa a partire dal brutto anatroccolo nella favola di Andersen.

Anche se sembra difficile a credersi, l’essere esposti ad alcuni eventi negativi nel corso della vita può portare effetti positivi, rafforzandoci e rendendoci più capaci di affrontare lo stress e gestire il dolore, come dimostrato dallo studio del 2011 di M.D. Seery (“Resilience: a silver lining to experiencing adverse life events?”). Da questo studio, condotto su un campione di 2000 persone, è emerso che: le persone che avevano vissuto una moderata quantità di eventi negativi in passato erano influenzate meno negativamente da eventi negativi recenti (meno “catastrofismo”, minore intensità del dolore percepito, poche emozioni “negative”), rispetto alle persone che invece avevano vissuto troppe o nessuna avversità. Sembra dunque che la nostra capacità di gestire e sopportare il dolore sia influenzata dal numero di eventi negativi che siamo costretti ad affrontare nella nostra vita, e che una moderata esposizione alle avversità possa avere un effetto positivo di solito sottovalutato, rendendoci più “preparati” ad affrontare le difficoltà successive.

Definizione di Resilienza

Termine ripreso dall’ambito ingegneristico per indicare la capacità di un materiale di resistere a un urto improvviso senza spezzarsi (De Filippo, 2007), il concetto psicologico della resilienza indica la capacità dell’individuo di affrontare eventi stressanti o traumatici e riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà. Questa capacità è un dono inestimabile, che ci permette di superare le difficoltà, ma che non ci rende invincibili: esisteranno sempre momenti in cui le avversità ci sembreranno troppo pesanti da sopportare, e, anche se siamo stati capaci di essere resilienti in passato, non è detto che lo saremo nelle nuove difficoltà che ci proporrà la vita, anche se è certo che la forza delle battaglie superate ci predispone a lottare con maggiore consapevolezza; la resilienza è infatti associata a tempi di recupero più rapidi e ad una migliore salute psichica generale dopo l’esposizione allo stress.

Fattori di rischio per la Resilienza

I fattori di rischio, che espongono a una maggiore vulnerabilità agli eventi stressanti e diminuiscono la resilienza, sono: i fattori emozionali (abuso, bassa autostima, scarso controllo emozionale, ecc.), interpersonali (rifiuto dei pari, isolamento, chiusura, ecc.), familiari (bassa classe sociale, conflitti, scarso legame con i genitori, disturbi nella comunicazione, ecc.), di sviluppo (ritardo mentale,  incompetenza sociale, ecc.).

Fattori protettivi per la Resilienza

L’adattabilità e la resilienza sono associate a: sensibilità, autonomia, buona competenza sociale e comunicativa, autocontrollo, consapevolezza e fiducia che le proprie conquiste dipendono dai propri sforzi (locus of control interno), ottimismo (consente di mantenere più lucidità per trovare soluzioni ai problemi), autostima (consapevolezza dei propri punti di forza), hardiness (robustezza psicologica), presenza di un supporto sociale (qualità delle risorse personali e dei legami che si sono potuti creare prima e dopo l’evento traumatico), propensione a ricercare e accettare sostegno sociale, esercizio fisico, comportamento prosociale (altruismo), presenza di un sistema interno di credenze che orienta i valori e l’etica.

I fattori protettivi familiari comprendono l’attenzione riservata al bambino nel primo anno di vita, la qualità delle relazioni tra i genitori, il sostegno alla madre nell’accudimento del piccolo, la coerenza nelle regole, il supporto di figure di riferimento affettivo.

Il profilo della Resilienza

Se volessimo tracciare un profilo della persona resiliente, questa dovrebbe possedere le seguenti caratteristiche: sopporta i dolori e le difficoltà senza disperarsi; ama la vita per quello che è nel presente, e coltiva una propria spiritualità che contiene il timore della morte; affronta ciò che lo ostacola per cercare di superarlo con saggezza e coraggio; ha buone reti e competenze sociali.

Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficoltà o gli stress della vita, ma trovare in se stessi, nelle relazioni umane, e nei contesti di vita, gli elementi utili a superare le avversità, avere le risorse per riuscire ad andare avanti senza farsi sopraffare dagli eventi, essere disposti al cambiamento quando necessario, essere disposti a pensare di poter sbagliare, ma anche di poter correggere la rotta. Chi è in grado di mettere in atto la resilienza non solo è capace di affrontare una crisi, ma può anche raggiungere un livello funzionale migliore di quello di partenza.

Parlare in termini di resilienza vuol dire modificare lo sguardo con cui si leggono i fenomeni: le difficoltà possono essere viste anche come opportunità, come sfide che mobilitano le proprie risorse, interne ed esterne, una sfida dalla quale non ci si può sottrarre.

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