Quando l’ansia diventa patologica

I disturbi d’ansia colpiscono persone di qualsiasi età, genere e condizione sociale e possono creare un disagio significativo in molti aspetti della vita quotidiana, fino a compromettere il lavoro, la vita sociale e quella familiare.

 

Cos’è l’ansia

L’ansia è una reazione fisiologica naturale, fondamentale per la sopravvivenza, che si attiva in automatico di fronte a tutto ciò che una persona interpreta come pericoloso, nel tentativo di proteggere la nostra vita; è dunque simile alla paura, ma differisce da questa perché, mentre la paura è una reazione emotiva ad un pericolo reale, l’ansia è una reazione emotiva ad un pericolo percepito rispetto a quello che sta accadendo, o che accadrà, o che potrebbe accadere (ansia anticipatoria).

Quando la minaccia viene percepita dai cinque sensi, questi ne inviano l’informazione al cervello, che prepara il corpo a reagire tramite la modalità di attacco o fuga, un meccanismo difensivo sviluppato in ogni specie animale (il sistema simpatico si attiva: aumenta l’afflusso di sangue ai muscoli, il cuore battere più forte e più veloce, le vene si contraggono ed aumenta la pressione sanguigna, i bronchi si dilatano ed aumenta l’ossigenazione, viene rallentata la digestione, ecc.; il corpo si prepara così a difendersi attaccando o a scappando, può arrivare anche a paralizzare le nostre scelte).

L’ansia si manifesta attraverso diversi sintomi:

  •  Cardiorespiratori: tachicardia, senso di oppressione al petto, di affogare, dispnea, ecc.
  • Gastrointestinali: nausea, vomito, mal di stomaco, tensione e/o dolori addominali, diarrea, ecc.
  • Vestibolari: sensazione di instabilità, vertigini, sensazione di svenimento, ecc.
  • Psicosensoriali: disorientamento, derealizzazione, depersonalizzazione, sensazione di camminare sulla gomma piuma o di gambe molli, ecc.

Nel corso dell’evoluzione della nostra specie questo meccanismo di sopravvivenza è servito per far fronte ai pericoli della natura, ma, nella società moderna, è sempre meno necessario sopravvivere, ad esempio, all’attacco di un animale selvaggio; proviamo invece più frequentemente ansia di fronte ad altri tipi di pericoli fisici (es: essere investiti da un mezzo di trasporto), sociali (es: parlare di fronte a un pubblico), psicologici (es: paura di perdere una relazione importante). L’ansia è inoltre un’ottima alleata nel momento in cui bisogna affrontare una prestazione per la quale sono necessarie attenzione e concentrazione, proprio per la reazione fisiologica che scatena e che ci consente di affrontare le situazioni importanti (es: esame importante).

 

Quando l’ansia diventa patologica

Una certa quota di ansia è dunque utile nella quotidianità, ma, in alcune situazioni, quando è eccessiva, può bloccare l’individuo, trasformarsi in panico e può diventare patologica; questo perché l’ansia eccessiva finisce per compromettere le prestazioni professionali e relazionali (durante le quali la persona si concentra molto sulle reazioni del corpo e sui pensieri negativi invece che sul “compito”, aumentando così la probabilità di sbagliare).

L’ansia si definisce patologica quando, da risorsa per affrontare e difendersi dalle situazioni, si trasforma in ostacolo, aumentando di intensità e frequenza, e impedendo alla persona di vivere serenamente la propria quotidianità.

 

Forme d’ansia più comuni

Attacco di Panico

L’attacco di panico può durare da pochi minuti a mezz’ora, e porta la persona a provare un’improvvisa e intensa apprensione associata a una vivida paura o terrore di morire o di perdere il controllo della propria mente o del proprio corpo.

Questi pensieri sono spesso associati ad una sensazione di catastrofe imminente e a sintomi somatici come tachicardia, tremori e sensazione di soffocamento.

 

Disturbo di panico

Il disturbo di panico è caratterizzato da attacchi di panico ricorrenti e apparentemente inaspettati, riguardo ai quali vi è una preoccupazione persistente. La maggior parte della gente che ne soffre, nel tentativo di gestire la situazione, mette in atto comportamenti che a lungo termine peggiorano il problema piuttosto che migliorarlo, come: cercare di controllare le reazioni interne causate dal panico, chiedere la presenza di amici e parenti per affrontare le situazioni, evitare luoghi o situazioni che creano il panico, abusare di farmaci.

 

Fobia

Le fobie rappresentano una paura esagerata verso situazioni, oggetti, attività, persone o animali, che non costituiscono reale pericolo per l’incolumità della persona, ma che, in casi particolarmente gravi, possono limitare l’autonomia della persona e favorire la comparsa di attacchi di panico. Alcuni esempi sono le zoofobie (paura di gatti, piccioni, serpenti, ragni, ecc.), le acrofobie (paura dell’altezza) e le claustrofobie (paura dei luoghi chiusi).

 

Agorafobia

L’agorafobia è una delle fobie specifiche più diffuse. Essa comporta ansia in situazioni o luoghi nei quali la persona crede possa essere difficile o imbarazzante allontanarsi, o in cui potrebbe non essere disponibile aiuto in caso di panico o forte ansia. Solitamente chi soffre d’agorafobia tende a evitare i luoghi o le situazioni temute o a limitare la propria autonomia affidandosi all’aiuto di familiari o amici.

 

Fobia sociale

A differenza della comune timidezza, la fobia sociale è caratterizzata dalla paura ricorrente di situazioni in cui si potrebbe essere esposti al giudizio degli altri. L’individuo, inoltre, teme di manifestare segnali di imbarazzo come rossore, balbettio, tremori, tensioni muscolari, sensazione di mancanza d’aria o timore di non riuscire a parlare in modo fluido. Le situazioni più temute in genere sono: parlare in pubblico, colloqui di lavoro, fare o ricevere complimenti, scrivere o firmare in pubblico, incontrarsi con persone sconosciute o del sesso, effettuare e ricevere chiamate telefoniche, esprimere le proprie opinioni, mangiare o bere in presenza di altre persone, andare alle feste, parlare con persone autorevoli.

 

Disturbo post traumatico da stress

Quando una persona ha vissuto, assistito o avuto notizia di un evento traumatico (incidenti, lutti, abusi, violenze, catastrofi naturali…) che ha minacciato l’integrità fisica propria o di altri, può sviluppare in seguito il Disturbo Post Traumatico Da Stress. Il Disturbo Post Traumatico da Stress è caratterizzato dalla presenza costante di ricordi traumatici che possono diventare fonte di forte disagio, come se si stesse rivivendo l’evento (incubi, allucinazioni, flashback) e da altri sintomi come l’alterato stato di coscienza, l’evitamento e l’iperattivazione (insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzate).

 

Disturbo Ossessivo Compulsivo

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo si presenta con ossessioni (pensieri, immagini, azioni, gesti ricorrenti e non voluti) che causano forte ansia o disagio. Le ossessioni possono essere accompagnate da compulsioni (ripetizioni di formule mentali o di azioni spesso ritenute senza senso), che la persona si sente obbligata ad eseguire per evitare conseguenze negative per sé o per gli altri, e per impedire all’ansia o alla paura di prendere il sopravvento. In genere questi rituali diventano sempre più frequenti nel tempo, portando la persona a non poterne più fare a meno e trasformandosi così in un obbligo, fino al punto di interferire con le normali attività quotidiane, sociali e lavorative (nei casi più gravi si perdono molte ore al giorno per mettere in atto i rituali). Tipicamente le compulsioni possono servire per tre motivi: evitare che succeda qualcosa a sé o ai propri cari (lavarsi le mani per paura di essere contaminati, controllare continuamente il gas per paura di averlo lasciato aperto), per far sì che accada qualcosa (ripetere numerose volte formule mentali “magiche”, sistemare le cose in pari o dispari per fare andare bene la giornata), per riparare qualcosa che è già accaduto (controllare ripetitivamente che la macchina parcheggiata sia ben chiusa a chiave prima di lasciarla, accendere e spegnere le luci per un determinato numero di volte).

 

Modello del circolo vizioso del panico

Secondo il modello del circolo vizioso del panico (Clark, 1986 –Wells, 1997), quando uno stimolo scatenante, esterno o interno, viene percepito come minaccioso, si attivano delle reazioni somatiche (dolori al petto, palpitazioni, bocca secca, nausea, tremore, tachicardia, fame d’aria, iperventilazione, ecc.), che vengono interpretate in maniera catastrofica (“non riesco a respirare… e se fosse un infarto?”); per questo motivo la preoccupazione aumenta, e, di conseguenza, anche le reazioni somatiche si acuiscono, in un crescendo di sensazioni che può arrivare a causare un attacco di panico.

Spesso questi sintomi spingono la persona a recarsi al pronto soccorso o a effettuare una lunga serie di controlli medici, sentendosi alla fine dire che si è trattato di un falso allarme.

 

Come affrontare i disturbi d’ansia

Per evitare che il disturbo si cronicizzi è necessario intervenire precocemente affidandosi ad uno specialista, infatti, anche se l’appoggio emotivo che i familiari e gli amici possono dare a chi soffre di ansia rappresenta una risorsa fondamentale per la guarigione, per affrontare questo disturbo è spesso necessario l’aiuto di uno psicoterapeuta, che fornisce un punto di vista esterno al problema, e aiuta la persona ad individuare le strategie e gli strumenti migliori per tornare a vivere serenamente, imparando a conoscere e gestire l’ansia. Lo psicoterapeuta aiuta inoltre a mettere in luce le dinamiche sottostanti l’eccessiva ansia, al fine di mantenere nel tempo i benefici acquisiti.

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